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I TRE PARADOSSI DEL TURISMO |
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Scritto da Fipe
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Lunedì 14 Luglio 2008 14:33 |
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Molto si è parlato di come riconquistare posizioni nella lista delle destinazioni mondiali in questo primo scorcio di legislatura.Senza indicare, mi sembra, quale modello di turismo seguire. Con il rischio di rivedere un film già visto troppe volte: risorse sprecate senza effettivi recuperi di competitività, senza poter registrare un aumento di Pil del settore. E’ ormai acquisito che lo standard di un moderno prodotto turistico poggia su tre S: seat, site and service, cioè un modo per arrivarci, un posto dove stare e un sistema di servizi per “goderne i benefici”.Il modo per arrivarci, anche a basso prezzo, e il posto dove stare ormai oggi ce l'hanno tutti. E’ il sistema dei servizi, dunque, il vero tessuto connettivo del turismo, è la valorizzazione delle risorse che rende appetibile un luogo. E’ sui servizi che si combatte la competizione. Senza, si è furori mercato.Non dimentichiamo, poi, le occasioni di spesa del tempo e del denaro offerte ai turisti, determinanti per aumentare il fatturato del settore.Attualmente, su 700 milioni di pernottamenti, soltanto 254 avvengono nelle strutture ricettive e solo 170 negli alberghi. Per gli altri l’albergo non è , dunque , una componente della vacanza, mentre lo sono servizi di spiaggia, bar, ristoranti, negozi e tutti gli altri servizi, privati e pubblici.Soltanto attraverso il miglioramento della qualità di questi servizi, solo con la creazione di idonee condizioni (anche fiscali) per un loro sviluppo efficiente che si determina la cifra della ospitalità di un luogo. Puntare invece tutto sull’aspetto ricettivo vuol dire andare avanti con la testa rivolta all’indietro, cioè pensare a un turismo che non c’è più.Non a caso la Spagna, assunta sempre più spesso a modello per le politiche turistiche, è andata da tempo oltre la componente ricettiva, per altro irrinunciabile, per puntare allo sviluppo qualitativo dell’intera offerta.Da noi, invece , si vivono almeno tre paradossi.Il primo riguarda l’offerta enogastronomica. I grandi chef italiani vengono invitati in tutto il mondo a parlare della nostra cucina e, dunque, dell’Italia e per i turisti stranieri la cuina è il secondo elemento di attrazione. D’altronde, i sessantamila ristoranti italiani nel mondo sono la cartina di tornasole di come gli stranieri ci guardano. Eppure, non c’è dubbio che la nostra enogastronomia sia una grande risorsa non adeguatamente valorizzata. A vedere l’attività di promozione svolta dai troppi enti preposti balza agli occhi, appunto, un paradosso : ciò che è importante per i consumatori non lo è per i responsabili del turismo nel nostro Paese. Basta notare la considerazione riservata all’enogastronomia dai siti della nostra agenzia nazionale (www.enit.it) e dell’omologo ente spagnolo (www.spain.info): la differenza è abissale.Il secondo paradosso riguarda le attività di intrattenimento, soprattutto giovanile, che fanno la fortuna di molte destinazioni turistiche nel mondo, mentre da noi si fa sempre più strada la penalizzazione dei luoghi di divertimento.Il terzo paradosso è relativo ai servizi di spiaggia da incentivare, essendo fortemente apprezzati dai turisti. Invece lo Stato mentre cerca di riqualificare l’offerta turistica, anche con aiuti a questa o quell’altra attività, aumenta scriteriatamente i costi dei canoni demaniali, rischiando di mettere fuori mercato centinaia di imprese balneari.Perchè l’economia turistica riprenda a correre occorrono nuove politiche economiche, capaci di superare vecchi schemi e di fare dell’integrazione di diversi servizi il vero punto di forza dell’offerta turistica.Ignorare questo collante fondamentale dell’offerta turistica nazionale significa, oltretutto, fare torto alla nostra storia, al territorio, e allo stile di vita, rinunciando a mettere sul mercato una ricchezza di valori, questi sì, unici al mondo. Edi Sommariva Direttore Generale Fipe-Confcommercio |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Luglio 2008 14:39 |
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Ma l’evasione fiscale non si combatte con gli scontrini |
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Scritto da Fipe
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Martedì 08 Luglio 2008 13:54 |
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Riproponiamo di seguito il pensiero di Piero Ottone pubblicato sul Venerdì di Repubblica. Il giornalista spiega perché gli scontrini fiscali possono essere eliminati. Non si tratta di un esercente, né di un rappresentante della categoria. Ecco perché la sua riflessione può fare opinione.
di Piero Ottone Non me lo sarei mai aspettato. C’è chi difende gli scontrini, intendo dire quei bigliettini che riceviamo alla cassa quando paghiamo un caffè, importo 80 centesimi, se eravamo soli, o due caffè, importo un euro e 60, se eravamo in compagnia; bigliettini che siamo tenuti a conservare in un raggio, credo, di metri trecento, pena contravvenzione.Io li detesto, e l’ho scritto. Le mie osservazioni (qualcuno scrive, forse esagerando, le mie invettive) hanno provocato numerose lettere di riprovazione. Gli scriventi non lo dicono apertamente: ma forse mi annoverano, orribile a dirsi, tra i difensori degli evasori fiscali. Rassicuratevi: non li difendo. Sono convinto anche io, come voi che l’evasione fiscale sia, fra i mali d’Italia, uno dei peggiori, se non il peggiore in assoluto. Ma vorrei che la lotta contro l’evasione fosse condotta in altro modo. Nei Paesi evoluti, un’amministrazione efficiente stabilisce con i contribuenti un rapporto di fiducia, che esclude situazioni assurde, di evasione plateale. Da noi, intere categorie presentano anno dopo anno dichiarazioni palesemente false, smentite dal tenore di vita, dalla residenza in quartiere eleganti, e la fanno franca. Al confronto, la caccia allo scontrino diventa patetica. Vorrei che Governo e Parlamento creassero una situazione di equità tra i cittadini, mentre oggidì in Italia impiegati, operai, e in genere, i lavoratori dipendenti, pagano anche la quota degli evasori. Vorrei inoltre che gli uomini di buona volontà contribuissero a diffondere la convinzione che l’evasore è un fenomeno spregevole. Abbiamo avuto invece, anche da personaggi di alta collocazione, dichiarazioni in senso opposto. Naturalmente queste mie speranze, come tante altre, non saranno esaudite. Ormai siamo abituati, in Italia, a non farci illusioni. Sono passati sessantadue anni dalla fondazione della Repubblica, e l’evasione fiscale è sempre quella.Sicché marescialli della Finanza continueranno ad aggirasi furtivi fuori dai bar, a mostrare rapidamente il tesserino, e a stendere i loro verbali in forbito linguaggio ottocentesco, quando acciufferanno qualche delinquente privo di scontrino (importo 80 centesimi, forse un euro e sessanta), nello stesso istante in cui la dichiarazione mendace di un furbo professionista, in altra parte della città, sarà tranquillamente infilata in un scaffale, e passata agli atti. |
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GUIDA ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA |
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Scritto da Fipe
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Lunedì 30 Giugno 2008 15:18 |
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PREMESSA
Fino a pochi anni fa tutti i rifiuti venivano gettati indistintamente in un unico cassonetto della spazzatura, senza distinzione tra i vari materiali (legno, carta, alluminio, vetro, scarti alimentari…). Da qualche anno, complice anche una diversa sensibilità ambientale e la possibilità di recuperare e dare nuova vita a vecchi materiali si è deciso di adottare in Italia la raccolta differenziata dei rifiuti. Differenziare vuol dire semplicemente gettare ogni rifiuto in un apposito contenitore contraddistinto da un colore diverso per rendere più semplice la sua identificazione e far capire agli utenti cosa gettare e cosa non.
La raccolta differenziata per gli utenti domestici è molto semplice: basta procurasi dei contenitori separati e buttare
all’interno i rifiuti distinguendoli fra di loro. Basterà così svuotare le buste direttamente nei relativi cassonetti.
In questo modo non solo non impediremo alle aziende che si occupano di gestione e smaltimento dei rifiuti di svolgere con maggiore efficienza il proprio lavoro, ma avremo contribuito efficacemente al rispetto dell’ambiente, facendo diminuire la quantità di rifiuti indifferenziati da smaltire.
Il circuito virtuo
so è molto semplice: dividendo i rifiuti e consentendo alle aziende di riciclarli creiamo “nuovi” materiali e non appesantiamo le discariche destinate ai rifiuti indifferenziati.
Bisogna considerare che le risorse ambientali non sono inesaurib ili e anche lo spazio a disposi
zione della collettività per lo stoccaggio dei rifiuti comincia a dive
ntare sempre più scarso (basti pensare alla situazione di Napoli). Una corretta coscienza ambientale, unita a un miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti porterà vantaggi non solo all’ambiente, ma alla salute di tutti noi.
ASIA Azienda Servizi Igiene Ambientale Napoli
| Come posso contribuire alla Raccolta Differenziata stradale? Seguendo le indicazioni contenute nell'ecovademecum con la lista dei vari materiali e il posto giusto dove buttarli.Ricordiamo alcune semplici, ma importanti raccomandazioni:• Gettare carta e cartone nel bidoncino bianco (anche tutte le scatole di cartoncino)• Gettare contenitori di plastica, alluminio e metallo nella campana gialla (sciacquandoli prima)• Gettare contenitori di vetro nella campana verde (sciacquandoli prima)• Non gettare piatti di carta e cartoni della pizza nel cassonetto bianco.• Non gettare oggetti di porcellana, pentole, giocattoli, bacinelle, oggetti vari nella campana gialla.Maggiori informazioni su: http://www.asianapoli.it/guest/istruzionimp/pagina_istruzioni_differenziata_file.htm |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Luglio 2008 14:05 |
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