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| Opinioni diverse sul turismo |
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| Scritto da Marica |
| Venerdì 08 Agosto 2008 09:50 |
| Ciao sono Marica e lavoro per un tour operator da circa 15 anni. Stavo leggendo in spiaggia un po' di giornali e mi sono capitati sottomano questi articoli sul turismo. Che ne pensate? Lascio a voi le dovute considerazioni. Buone vacanze Libero Mercato 7 agosto 2008 da pagina 7 Nuova legge e servizi integrati per il rilancio di EDI SOMMARIVA direttore generale Fipe Le recenti indagini di Unioncamere e di Fipe concordano su una situazione di vera crisi del turismo. Se si considera la riduzione dei consumi delle famiglie stimata da Confcommercio intorno all’1% a fine anno, con una perdita di 8 miliardi, è evidente che non si tratta di una situazione congiunturale. Lo prova anche il Dpef che contiene previsioni preoccupanti per la nostra economia. I tagli alla spesa contenuti nel decreto legge appena votato alla Camera non potranno avere ricadute positive sui consumi. La modesta capacità di spesa degli italiani ha dunque messo a nudo le lacune di un turismo che in questi primi anni del terzo millennio ha fatto poco per riposizionarsi sul mercato. La politica non ha funzionato, ma anche i sistemi di impresa dell’ospitalità non hanno saputo ridisegnare il proprio modello di business. Qualcuno ci è riuscito e oggi riesce a stare sul mercato con una certa tranquillità e con prospettive meno fosche sul proprio futuro. Per uscire da questo labirinto, il primo nodo da risolvere è quello della crisi di governance del settore, senza la quale è utopistico competere in un mercato globale, in cui non si spostano solo le merci ma anche i fruitori dei servizi, cioè i turisti. Se girare il Bel Paese è ancora un rebus, sia con i mezzi privati che con i mezzi pubblici, non è certo colpa delle imprese. Come possiamo parlare di “sistema turismo” se non siamo ancora stati capaci di produrre una politica turistica degna di questo nome? Siamo continuamente alla prese con tante politiche diverse senza un minimo coordinamento, senza una minima prospettiva di crescita collettiva. E così si perde terreno, inesorabilmente. Avanzano altri Paesi, più “semplici”, dove decidere è facile, dove la politica del “fare” scavalca quella del “dire”, dove l’offerta turistica, pubblica e privata, fa sistema. Il turismo viene promosso con chiare politiche promozionali, senza sovrapposizioni, con pochi sprechi e con ritorni misurabili in termini di presenze e arrivi. Da noi, invece, il settore si regge ancora su una legge del 2001 nata poco prima della riforma del Titolo V della Costituzione che non poteva funzionare e che non ha funzionato. Una legge che vede ancora un turismo fondato su due tradizionali precondizioni come sono ricettività e accessibilità. Si ignora ancora che il turismo oggi vive di territorio, di eventi, di molteplici occasioni di consumo, insomma di un sistema di servizi diversi, diffusi e integrati tra di loro capaci di rendere attrattive le destinazioni turistiche anche quando d’inverno non c’è la neve o d’estate non c’è il sole. Non basta rivedere la classificazione alberghiera, sperando che con nuove stelle si migliori la qualità dell’offerta turistica. Bisogna, invece investire energie e risorse in un nuovo modello di turismo, fatto di servizi integrati, messi a sistema perché essi rappresentano il vero tessuto connettivo del turismo, sono la valorizzazione delle risorse che rendono appetibile un luogo. E’ sui servizi che si combatte la competizione. Senza, si è fuori mercato. In un turismo globale si vince se si attirano nuovi stranieri, ma soprattutto se si fa crescere dei turisti nazionali. Bisogna anche azzerare ferocemente gli sprechi esistenti e cominciare ad usare la leva fiscale per riequilibrare le tante asimmetrie territoriali e settoriali che oggi frenano uno sviluppo armonico del settore. Anche le imprese devono fare la loro parte, facendo rete, introducendo nuove tecnologie, aprendosi con convinzione a una fase di cambiamento non più rinviabile. Altrimenti, come sta accadendo per altri settori il nostro turismo sfuggirà di mano agli imprenditori italiani, dequalificandosi progressivamente fino a perdere identità e valori non più ricostruibili. Un nuovo modello di turismo fondato sui servizi, una politica della qualità che punti su una diffusa qualificazione delle risorse umane decisive per fare turismo di qualità, una nuova legislazione di settore che armonizzi gli interventi pubblici ai vari livelli territoriali e un patto imprese- politica per ridare potere d’acquisto ai salari: sono questi i punti principali per un’agenda del turismo italiano, valida per politica e imprese. Panorama Economy 20 agosto 2008 - da pagina 22 BOCCA: BASTA, SERVE UNA REGIA CENTRALE L'ultima analisi di mercato prima delle vacanze, quando ormai i giochi sono fatti, ha lasciato pochi dubbi: se gli italiani riducono i consumi, perfino quelli dei generi alimentari, non era pensabile che il turismo non fosse colpito. Ma se si riducono i giorni di vacanza, escamotage necessario per lasciare inalterata la capacità di spesa giornaliera, quest'anno viene a mancare anche una tradizionale «stampella» del sistema, quella rappresentata dai turisti americani, che devono fare i conti con un dollaro troppo debole. «Il supereuro ci sta veramente penalizzando, le città d'arte sono in sofferenza» commenta Barnabò Bocca, presidente di Confturismo, l'associazione che raggruppa la filiera del turismo in Confcommercio. Una situazione congiunturale difficile, su cui si innesta qualche segnale positivo solo a livello istituzionale. «Il decreto che fissa i criteri minimi per la classificazione degli hotel (cioè le stelle, ndr) è importante in sé, ma soprattutto perché segna il ritorno di una politica di coordinamento a livello centrale, con l'accordo delle Regioni». «A settembre, con ogni probabilità, arriverà anche il ministero, un altro passo importante, mentre sono già iniziati i lavori degli esperti per la predisposizione del Piano strategico nazionale, che dovrà chiarire finalmente che cosa vogliamo fare di questo settore nei prossimi anni». Un rinnovato dinamismo da parte del governo che sembra indicare come questa volta si tenti di voltare pagina e recuperare competitività, anche posizionando il prodotto Italia nel modo più corretto. «I punti dolenti non mancano di certo. Innanzitutto la questione del portale nazionale, su cui abbiamo accumulato un ritardo gravissimo. Nemmeno io sono riuscito a capire come sia stato possibile un disastro di questa portata» afferma Bocca. «Poi c'è la questione della promozione: l'Enit ha un consiglio di amministrazione ipertrofico e un budget di 50 milioni di cui la metà va per la gestione della struttura. A conti fatti, ha i soldi del Trentino, che ci vogliamo fare? Per non parlare della mancanza di coordinamento, solo la promozione univoca della bellezza del made in Italy ci può dare un vantaggio sulla concorrenza, dall'abbigliamento al cibo, alle auto sportive, a Capri e Portofino, ma chi se ne occupa?». E, poi, ancora la politica dei visti nei Paesi da cui già arrivano importantissimi flussi turistici (come la Russia) o dai quali presto arriveranno (la Cina), concessi con esasperante lentezza. «Il risultato» conclude il presidente di Confturismo «è che li chiedono ai consolati di altri Paesi europei, però prima di arrivare da noi passano da quei Paesi di cui hanno avuto il visto, e noi perdiamo fatturato». Una questione sollevata già diversi anni fa e che governo dopo governo non è mai stata risolta. Panorama 07 agosto 2008 - da pagina 64 Matteo Marzotto Mi manca solo un figlio ma non so se sono adatto In Scandinavia esiste un unico numero telefonico per i turisti. E un servizio che vorrei importare anche in Italia. Non comunico in modo professionale. Farò anche degli errori, ma mi va benissimo che esca Matteo con le sue insicurezze e le sue paure. Lascia la moda per un po', deve guidare l'ente dei turismo italiano. E, ìn attesa dell'esordio da presidente dell'Enit a Pechino, ritorna a Capo Nord in elicottero con gli amici. Ha un unico rimpianto: non avere ancora una famiglia. Crede nel destino. Se le cose devono accadere, accadono. «È la vita a governare noi, non noi a governare la vita» ama ripetere. Alla continua ricerca di un equilibrio interiore, maprofondamente ottimista, Matteo Marzotto, tra i manager più ambiti d'Italia (in tutti i sensi possibili, visto che è ancora celibe), affronta le sue sfide «di pancia», anche quando farlo, come in questo caso, significa allontanarsi dalla strada maestra. Dopo 15 anni nella moda, sei dei quali a capo della Valentino (il suo pacchetto, nel maggio 2007, è stato venduto profumatamente al fondo inglese Permira), il quarantunenne dallo sguardo che seduce ha accettato di lasciare sullo sfondo tessuti e passerelle per ricoprire la più istituzionale carica di presidente dell'Enit (l'ente nazionale del turismo): il governo ha scelto lui per rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo. Nell'agenda estiva del manager, dunque, per la prima volta, meno moda (anche se lui giura di averla solo messa in attesa) e un po' più di politica. Cambieranno anche le sue vacanze? Sì, ho già dovuto modificare i miei piani. Ho presentato la domanda di visto per la Cina: a metà agosto, in qualità di presidente dell'Enit, sarò a Pechino per far parlare del turismo italiano nella cornice dei Giochi olimpici. Per poter essere là ho dovuto accorciare la vacanza che sogno tutto l'anno: una settimana in elicottero a Capo Nord. E dal 2002 che parto per quella destinazione: sempre con due o tre amici, sempre senza donne. Si vola per 6 ore al giorno, attraversando territori silenziosi e incontaminati: discutiamo insieme dove andare, cosa vedere, come evitare le perturbazioni. Il bello è essere là, in volo, insieme. Con lei ai comandi-Certo, io piloterei qualsiasi cosa: anche i muletti per sollevare i pacchi nei supermercati. Mi piace il movimento: per me elicottero e barca non sono status, ma mezzi da governare per contemplare il mondo. Perché va sempre nello stesso posto? Ce molto da vedere lassù. E poi ci sono tanti aspetti positivi dal punto di vista pratico: per esempio il sole di mezzanotte che agevola il volo e una serie di servizi efficientissimi per viaggiatori avventurosi come noi. Qualche esempio? Nei paesi scandinavi esiste un unico numero di telefono per i turisti: rispondono addetti che parlano perfettamente inglese e provvedono a trovare taxi e prenotare ristoranti e alberghi. È un servizio che vorrei importare in Italia. Quest'anno, visto il nuovo incarico, starò più attento a prendere appunti. Solo vacanze all'estero? No, sto cercando di ritagliarmi qualche giorno per una vacanza in barca. Andrò nel Golfo di Napoli e in Sicilia. Adoro quei posti, soprattutto visti dal mare. Con chi si farà paparazzare quest'anno? Spero con nessuno, visto che non ho un legame fisso. Se devo essere sincero, non so ancora con chi andrò, credo con qualche amico. A me piace stare a bordo quando si è in pochi, talmente intimi da non doversi curare gli uni delle esigenze degli altri. Per evitare problemi ho una barca con pochi posti letto. Il nuovo ruolo corrisponde a una svolta significativa. Ha deciso di passare dalla moda alla politica? Non la vedrei in questi termini. Non guardo questo incarico con l'occhio del politico, ma con quello di chi, dopo anni di esperienza manageriale, mette a disposizione del Paese un po' della sua energia. Sono sempre stato dall'altra parte della barricata: tra quelli che, anche con sarcasmo, qualche volta criticano le istituzioni. E ha già cambiato opinione? Magari la cambierò. Troppo facile dire che la politica non risponde alle esigenze dei cittadini senza sapere come funziona. Mi piace l'idea di poterci provare almeno una volta. Anche se sento la responsabilità di gestire i soldi dei contribuenti. Non ha esitato nemmeno un attimo prima di accettare? Ci ho pensato su parecchio. Uscito a marzo dalla Valentino, stavo attraversando una fase di transizione, deciso a concentrarmi di più sull'azienda di famiglia: non volevo che la mia vita diventasse un caos come è stato in passato. Come dico spesso, però, credo nel destino: ho vissuto questa proposta come un appuntamento arrivato al momento giusto. Chi c'è dietro la sua nomina? Non conosco l'esatta genesi della vicenda e non so chi abbia proposto la mia candidatura. Il mio interlocutore, fin da subito, è stato Michela Vittoria Brambilla {sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con deh- > > ga al turismo, ndr), persona che non conoscevo, di cui ho avuto modo di apprezzare un'energia non comune: mi sembra una donna assai pratica. Ad assegnarle l'incarico è stato un governo di centrodestra. Corrisponde a una sua adesione? Non ho né una passione né una formazione politica precisa. Mi definisco semplicemente un liberale. Nel-l'accettare la proposta, comunque, ho tenuto conto del fatto che a formularmela sia stato il governo con la maggioranza più ampia nella storia repubblicana. Lei passa per essere il manager perfetto: capace di fare numeri, ma anche cortese e sempre sorridente. Quanto lavora sulla sua immagine? Non c'è alcun lavoro. Ho semplicemente scelto di utilizzare la visibilità derivante dal mio ruolo nella moda per far parlare di fibrosi cistica, la malattia per la quale, quasi vent'anni fa, ho perso una sorella. Pur di raccogliere fondi per la ricerca contro quel male e farlo conoscere ho accettato di intensificare la mia esposizione. L'impegno per la fondazione è il mio secondo lavoro. Nessuna strategia per risultare così impeccabile? Dubito di apparire tale. Comunque ho un unico sistema: non comunico professionalmente, ma in modo totalmente spontaneo. Farò anche degli errori, ma così sono sicuro che quello che emerge non è artefatto. Se non ne viene fuori l'immagine del manager infallibile è lo stesso: mi va benissimo che esca Matteo, con le sue insicurezze e paure. Non ho mai cercato di nasconderle. E quali sono le sue paure? Non mi piacciono troppe cose del mondo che vedo. Tanta violenza, poca moralità. Mi fa riflette Matteo Marzotto re, poi, la facilità con Lisa von Goinga. cui le coppie divorziano. E non è buonismo. Forse dipende anche da questo se non mi sono ancora sposato. Cerco il più possibile di ricavarmi degli spazi sani. Piuttosto in solitudine. La scrittura è uno di questi? Inizialmente sì. Dapprima buttare giù i pensieri per il libro che sto per pubblicare con la Mondadori QJolare alto è il titolo) è stato uno sfogo. Poi mi sono accorto di avere persino esagerato. In che senso? In quel libro, il cui ricavato andrà a favore della Fondazione per la lotta contro la fibrosi cistica, non parlerò solo di me, ma anche di tante persone che hanno incrociato la mia vita. Rileggendomi mi sono venuti parecchi ripensamenti: non vorrei ferire nessuno. Ecco perché ho pensato di fare qualche correzione posticipandone l'uscita. Ogni volta che torna single viene indicato come lo scapolo d'oro d'Italia. Ne è infastidito o lusingato? Non me ne importa niente. Davvero. Anzi, quando mi dicono che sono fortunato perché sono pieno di donne (nelsuo carnet, anche bellezze comeNaomi Campbell, Guy-neth Paltrow e Lisa von Goinga, ndr), mi innervosisco: non è che uno nasce destinato a mangiare fino a farsi scoppiare la pancia. Vuole dire che ne farebbe a meno? Dico che non credo di essere più felice di un uomo che ha una famiglia: probabilmente è più completo di me. Ammesso che io sia davvero uno tutto modelle e champagne, e così non è, mi rendo conto che forse è più appagante nutrirsi dell'amore dei propri figli e della propria compagna. Allora vorrebbe una famiglia. Credo nella famiglia perché sono cattolico e perché sono convinto che sia il nucleo più importante per la realizzazione dell'uomo. Anche io tendo verso questo polo, magari con qualche contraddizione. Infatti: a quasi 42 anni, non ne ha ancora una sua... Semplicemente non è capitato. Non cerco scientificamente la donna da sposare, ma non è detto che non possa arrivare. Credo comunque che sia una posizione libera e che vada rispettata. Cosa le manca per essere completo? Un po' di equilibrio. E le condizioni giuste per poter avere un figlio. Lo vorrei, ma non so se sarei un buon padre. Se nascesse domani, tra me e lui ci sarebbero almeno quarant’anni di differenza. Gli stessi che separano me da mio padre: so bene che sono tanti. E quindi rinuncia? No, al contrario. Sono ancora più motivato, anche se so che questi 10 anni impiegati diversamente non me li potrà restituire nessuno nel rapporto con un figlio. Ma sono ottimista: credo di avere buoni motivi per guardare al futuro col sorriso. • Panorama Economy 20 agosto 2008 - da pagina 24 «MINISTRO O NO, CE LA FARÒ» Ammesso che al governo ci sia una poltrona comoda, quella di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, in questo momento non lo è. Calo dei consumi, supereuro, immondizia napoletana, Alitalia: il settore - che già accusa un calo di competitività - è nell'occhio del ciclone, un po' per colpa di eventi internazionali un po' per la capacità degli italiani di farsi male da soli. Almeno a questa seconda categoria di eventi Brambilla sta cercando di rimediare. Magari anche riprendendosi parte di quelle competenze che dopo una frettolosa regionalizzazione sono diventate oggetto di una disastrosa frammentazione. Onorevole Brambilla, dopo l'estate nascerà il ministero del Turismo? Il centro si riprende parte delle competenze delle Regioni? Non spetta certo a me prendere decisioni del genere, anche se è vero che il presidente del Consiglio, in più occasioni, ha manifestato questa intenzione. Nel frattempo, però, sono accadute cose importanti: il patto tra Stato e Regioni, siglato il 21 giugno, per una programmazione a caratura nazionale. Lo stesso presidente del coordinamento delle regioni, Errani, ha ammesso che con 20 politiche turistiche è impossibile programmare un vero sviluppo. Come è importante che io stia per firmare insieme con le Regioni, dopo 24 anni di sterili discussioni, una normativa che stabilisce gli standard nazionali per gli alberghi (/e stelle, ndr). Lei ha promosso l'elaborazione di un Piano strategico. Con quali obiettivi? Primo, affrontare, in coordinamento con le altre strutture dello Stato, i problemi delle infrastrutture e delle reti di trasporto. Secondo, riprogrammare le filiere dell'offerta in modo che il rapporto costi/benefici torni competitivo. Terzo, promuovere con strumenti efficaci i nostri prodotti sui mercati emergenti. Non certo su internet, visto il flop del portale... Il nuovo portale che stiamo elaborando provvedere a promuovere tutti i comparti dell'offerta e farà da collettore di tutte le proposte specifiche avanzate da ogni regione. Ma la novità vera è la commercializzazione del prodotto: il portale consentirà a operatori e utenti di prenotare e, in certi casi, di acquistare location, itinerari e mezzi di trasporto. Come fanno i nostri concorrenti. In questo clima di ristrettezze, sono ipotizzabili misure finanziarie di sostegno al settore? Questo problema verrà affrontato con due livelli di intervento. Il primo è quello di una semplificazione amministrativa che, insieme a una revisione, per quanto possibile, del sistema fiscale, Iva compresa, faciliti gli investimenti e l'ammodernamento delle imprese. Il secondo è la riqualificazione dell'offerta. Solo affrontando, in parallelo, questi due problemi potremo migliorare quel rapporto qualità-prezzo che oggi rappresenta il nostro principale handicap. E per i turisti stranieri? La crisi di Alitalia non rischia di lasciarli senza collegamenti diretti con l'Italia? Mi auguro - e mi pare che ormai ne stiano emergendo i presupposti - che il nostro vettore torni a operare nel miglior modo possibile. Ma accanto al problema Alitalia c'è anche quello di una utilizzazione della rete dei nostri aeroporti - quasi 100 - che risponda anch'essa a una programmazione dell'offerta più funzionale. Se i viaggi low cost prendono altre destinazioni è proprio perché noi non siamo in grado di soddisfarla. Gli operatori continuano a lamentarsi per il rilascio troppo lento dei visti in nuovi importanti mercati. Vero. Un turista cinese non può aspettare un mese o due per il visto. Ho studiato insieme con il ministro degli Esteri Franco Frattini un piano per una forte accelerazione della concessione dei visti. Mi auguro che questa situazione possa essere sbloccata al più presto. |
Questo è un commento di "I TRE PARADOSSI DEL TURISMO"


