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Scritto da Fipe
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Mercoledì 12 Novembre 2008 15:50 |
Considerazioni sulla situazione dei Buoni Pasto (vantaggi = + ; svantaggi = - )
Gli anelli della filiera: - I datori di lavoro (Pubbliche Amministrazioni e Privati); - Le Società che emettono i Buoni; - I Pubblici Esercizi; - i lavoratori dipendenti.
I datori di lavoro: +: defiscalizzazione; +: somma di partite di risparmio su costi che una mensa aziendale potrebbe comportare; +: sconti dalle Società emettitrici (causate dalla loro concorrenzialità).
Le Società emettitrici: +: commissioni dai P.E., a guadagno oltre al recupero sconti pratica- ti, dal 7 al 10% (contro quelli delle Credit Cards, max del 2,5%); +: incasso, dalla vendita Buoni, notevolmente anticipata rispetto a ai tempi di rimborso ai P.E. ,45/150gg., contro 48h. delle C.Cards; +: costrizione della rete dei P.E., anche vittima di vessazioni, alla adesione alla convenzione pena la rinuncia del 40% e più di vendite; +: accumulo esorbitante di credito d’imposta dovuto al modo di fatturazione, attiva e passiva, del sistema; -: sconti a clienti, datori di lavoro, determinati dalla concorrenzialità.
I Pubblici Esercizi ( e le attività commerciali coinvolte): +: più vendite rispetto ad un’indennità di mensa in busta paga, salvo uso improprio, come effettivamente si verifica in pratica; -: incasso decurtato dalle commissioni, esagerate!, sui Buoni; -: oneri finanziari aggiuntivi: pressati da scadenze di pagamento, fornitori, utenze, imposte, ecc. indotti allo scoperto di banca o/e all’anticipo accredito su fatture emesse sui Buoni Pasto; -: inaudita progressione dell’aumento percentuale della percentuale 900%!!!, in 15 anni (vedasi all. Tabella), delle commissioni; -: assoluta mancanza di forme di garanzia sul buon fine, rimborso; -: anomali addebiti, incontestabili, con trattenute dirette sui rimborsi; - perdita, con addebito e trattenuta diretta, senza restituzione del titolo, eventualmente con rintracciabilità dell’utente a sostituzione, di Buoni scaduti (eppure non sono latticini).
I lavoratori dipendenti: +: godono, contrattualmente, dell’indennità a mezzo del Buono Il cui valore è determinato da trattative sindacali o da decisioni del datore di lavoro;
-: possono essere oggetto di discriminazione rispetto ad un consumatore che paga in contanti perché: chi paga in contanti le consumazioni porta al commerciante a) immediata disponibilità del denaro corrispondente, b) totale pagamento come da listino prezzi, senza l’erosione causata dalle commissioni che gravano sul Buono; -: possono essere discriminati quantitativamente nella somministra- zione; -: possono essere discriminati qualitativamente nella somministra- zione; -: si può quindi riepilogare che potenzialmente un Buono Pasto dall’eccessivo peso per gli operatori commerciali comporta il pericolo di ordine inflattivo, ritocco dei listini prezzi, e di ordine che chiama in causa la salute, per quantità e qualità dei cibi somministrati sino anche alle condizioni igieniche e la qualità del servizio. E, inoltre, siamo una nazione che deve essere accorta a qualsiasi aspetto che possa avere punti di contatto coll’attività turistica dove il P.E. né è figura non marginale.
Tutte negatività che hanno possibilità di manifestarsi all’imposizione economica determinata da un mercato, quello dei Buoni Pasto, dalla assoluta necessità di essere moralizzato e normalizzato.
Tabella all./: VARIAZIONI PERCENTUALI IN 15 ANNI: CATEGORIE ANNO 1992 ANNO 2007 VARIAZ. % Transaz. Immobiliari 3% 4% +33,33% Aggi sui Tabacchi 10% 10% 0% Emettitrici Buoni 1% 9% +900%!!!
La percentuale su di un valore "variabile" (oscillazione prezzi, costi, ecc.) è di per sé un'ancora a tutela sia dell'attore attivo che di quello passivo in un qualunque rapporto economico.
Fosse equo l'incremento percentuale delle commissioni sui buoni pasto, oggi il panorama sarebbe così: - le transazioni immobiliari avrebbero una mediazione del 27% sul valore dell'immobile! - l'aggio sui tabacchi sarebbe il 90% del prezzo di vendita! Beni che, sia di immobile che di consumo, hanno già avuto un incremento di valore causato dall'inflazione nei quindici anni.
Genova, 19 Ottobre 2008
Note di Giorgio BOLESAN Presidente A.I.P.E.
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Scritto da Fipe
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Mercoledì 15 Ottobre 2008 12:12 |
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Fipe: blocco dei listini e promozioni al bar

Stop al carovita. Il tentativo è dei baristi iscritti a Fipe, la federazione leader del settore, con la campagna “Un prezzo da amico”. Si tratta del blocco dell’intero listino a partire dal 1 novembre prossimo. Facendo leva sul fattore prezzo e avviando nel contempo altre iniziative promozionali, il canale bar vuole facilitare il rilancio dei consumi.
È noto a tutti come il potere d’acquisto dei consumatori si sia assottigliato al limite della sostenibilità, mettendo a rischio anche quei piccoli piaceri quotidiani. Con un simile scenario, Fipe intende sperimentare scientificamente quali siano le condizioni di mercato per far ripartire la produttività. Il canale bar è sicuramente quello di maggiore impatto per il consumatore. Durante questa sperimentazione sarà avviato un osservatorio per studiare le reazioni della clientela, della filiera e degli stessi baristi. Alcuni bar, infatti, vogliono però andare oltre e intendono abbinare al blocco dei listini anche altre offerte promozionali le cui modalità sono lasciate alla libera iniziativa degli esercenti e soprattutto alle peculiarità di ogni singolo mercato. L’idea è stata accolta in maniera favorevole dagli esercenti Fipe; infatti a 15 giorni dalla partenza della Campagna, oltre il 60% delle Associazioni territoriali, da Nord a Sud, si è già attivato a sostegno dell’iniziativa e altre stanno per farlo.

“La recessione a cui si sta avviando tutto il mondo – ha affermato Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe – impone una riflessione e un contributo da parte di tutti, esercenti compresi. È evidente che questa iniziativa non basterà da sola a risollevare le sorti dell’economia. Tuttavia Fipe, come sistema, si è posta il problema di fare qualcosa per offrire un po’ di serenità ad un consumatore che tra annunci drammatici, titoli eclatanti e una politica ancora “convalescente”, si va chiudendo sempre di più in se stesso, modificando di conseguenza in senso restrittivo i propri comportamenti di acquisto. È il momento di effettuare politiche per ridare potere d’acquisto ai lavoratori, senza dimenticare le politiche destinate agli investimenti anticiclici, anche se questo dovesse comportare un ulteriore taglio alle spese”.
In questo contesto, Fipe ha chiesto il sostegno delle associazioni dei consumatori, affinché possano contribuire a far conoscere ai cittadini quali sono i bar dove sarà possibile risparmiare.

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Roma, 15 ottobre 2008
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Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Ottobre 2008 11:05 |
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Scritto da Fipe
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Giovedì 23 Ottobre 2008 10:03 |
CONSUMI: ADOC, CALO 5-6% L'ANNO, TORNA DI MODA IL BANCO PEGNI = (AGI) - Roma, 22 ott - Ora e' ufficiale: secondo i dati Istat tornano a calare le vendite al dettaglio. Ad agosto sono scese dell'1,3% rispetto al 2007, con un calo deciso dei beni non alimentari, che segnano una riduzione del 2,9%. Per l'Adoc e' l'ennesimo segnale della fase di recessione che l'economia italiana sta attraversando. "Il calo dei consumi, secondo le nostre stime intorno al 5-6% su base annua, lo stiamo denunciando da almeno due anni - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - e nonostante il calo dell'inflazione, il livello dei prezzi dei beni alimentari, con pasta, cresciuta del 26% secondo i nostri dati, e pane (+16,2%) a trainare il gruppo, e dei prodotti energetici rimane sostenuto, obbligando le famiglie a rinunciare necessariamente ai beni e servizi non indispensabili. In questo sconsolante panorama di chiacchiere delle Istituzioni e di indifferenza dei commercianti, una nota positiva e' rappresentata dall'iniziativa della Fipe "Un prezzo da amico", che prevede dal prossimo 1° novembre il blocco dell'intero listino e altre iniziative promozionali negli esercizi aderenti alla campagna. Una possibilita' di rilancio dei consumi delle famiglie italiane e di tutela dei piccoli esercizi che, nei centri storici, hanno visto calare la loro presenza del 20%. E un primo importante passo verso un possibile accordo tra i consumatori e i commercianti, al fine di operare una riduzione significativa dei prezzi e di intervenire nei settori merceologici piu' in affanno con misure di contenimento dei prezzi." Per l'Adoc la profonda crisi economica spinge le famiglie a dover accedere a forme di credito al consumo che dia liquidita' immediata: il banco dei pegni. "Si sta verificando il fenomeno del ritorno al banco dei pegni - continua Pileri - dato che garantisce un accesso immediato alla liquidita'. Se tempo addietro il ricorso al monte dei pegni era visto come ultima spiaggia, oggi viene considerato come un'alternativa al credito al consumo, con la formazione di una clientela abituale, tra cui molti immigrati e famiglie, che si rivolge al banco per superare la crisi economica che stiamo affrontando. Un antidoto, seppur rischioso, alla crisi della quarta settimana e mezzo per affrontare spese ingenti e impreviste. Dall'introduzione dell'euro ad oggi e' aumentato in media del 7% l'anno il numero delle persone che hanno fatto richiesta di credito a pegno, per un volume d'affari di circa 200 milioni di euro annui".(AGI) Ale 221316 OTT 08
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Scritto da Fipe
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Lunedì 14 Luglio 2008 14:33 |
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Molto si è parlato di come riconquistare posizioni nella lista delle destinazioni mondiali in questo primo scorcio di legislatura.Senza indicare, mi sembra, quale modello di turismo seguire. Con il rischio di rivedere un film già visto troppe volte: risorse sprecate senza effettivi recuperi di competitività, senza poter registrare un aumento di Pil del settore. E’ ormai acquisito che lo standard di un moderno prodotto turistico poggia su tre S: seat, site and service, cioè un modo per arrivarci, un posto dove stare e un sistema di servizi per “goderne i benefici”.Il modo per arrivarci, anche a basso prezzo, e il posto dove stare ormai oggi ce l'hanno tutti. E’ il sistema dei servizi, dunque, il vero tessuto connettivo del turismo, è la valorizzazione delle risorse che rende appetibile un luogo. E’ sui servizi che si combatte la competizione. Senza, si è furori mercato.Non dimentichiamo, poi, le occasioni di spesa del tempo e del denaro offerte ai turisti, determinanti per aumentare il fatturato del settore.Attualmente, su 700 milioni di pernottamenti, soltanto 254 avvengono nelle strutture ricettive e solo 170 negli alberghi. Per gli altri l’albergo non è , dunque , una componente della vacanza, mentre lo sono servizi di spiaggia, bar, ristoranti, negozi e tutti gli altri servizi, privati e pubblici.Soltanto attraverso il miglioramento della qualità di questi servizi, solo con la creazione di idonee condizioni (anche fiscali) per un loro sviluppo efficiente che si determina la cifra della ospitalità di un luogo. Puntare invece tutto sull’aspetto ricettivo vuol dire andare avanti con la testa rivolta all’indietro, cioè pensare a un turismo che non c’è più.Non a caso la Spagna, assunta sempre più spesso a modello per le politiche turistiche, è andata da tempo oltre la componente ricettiva, per altro irrinunciabile, per puntare allo sviluppo qualitativo dell’intera offerta.Da noi, invece , si vivono almeno tre paradossi.Il primo riguarda l’offerta enogastronomica. I grandi chef italiani vengono invitati in tutto il mondo a parlare della nostra cucina e, dunque, dell’Italia e per i turisti stranieri la cuina è il secondo elemento di attrazione. D’altronde, i sessantamila ristoranti italiani nel mondo sono la cartina di tornasole di come gli stranieri ci guardano. Eppure, non c’è dubbio che la nostra enogastronomia sia una grande risorsa non adeguatamente valorizzata. A vedere l’attività di promozione svolta dai troppi enti preposti balza agli occhi, appunto, un paradosso : ciò che è importante per i consumatori non lo è per i responsabili del turismo nel nostro Paese. Basta notare la considerazione riservata all’enogastronomia dai siti della nostra agenzia nazionale (www.enit.it) e dell’omologo ente spagnolo (www.spain.info): la differenza è abissale.Il secondo paradosso riguarda le attività di intrattenimento, soprattutto giovanile, che fanno la fortuna di molte destinazioni turistiche nel mondo, mentre da noi si fa sempre più strada la penalizzazione dei luoghi di divertimento.Il terzo paradosso è relativo ai servizi di spiaggia da incentivare, essendo fortemente apprezzati dai turisti. Invece lo Stato mentre cerca di riqualificare l’offerta turistica, anche con aiuti a questa o quell’altra attività, aumenta scriteriatamente i costi dei canoni demaniali, rischiando di mettere fuori mercato centinaia di imprese balneari.Perchè l’economia turistica riprenda a correre occorrono nuove politiche economiche, capaci di superare vecchi schemi e di fare dell’integrazione di diversi servizi il vero punto di forza dell’offerta turistica.Ignorare questo collante fondamentale dell’offerta turistica nazionale significa, oltretutto, fare torto alla nostra storia, al territorio, e allo stile di vita, rinunciando a mettere sul mercato una ricchezza di valori, questi sì, unici al mondo. Edi Sommariva Direttore Generale Fipe-Confcommercio |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Luglio 2008 14:39 |
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Scritto da Fipe
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Lunedì 14 Luglio 2008 14:40 |
Caro Presidente, scrivo il presente sfogo perchè allarmato dall'attuale situazione di crisi turistica. Il calo al quale sto assistendo era già iniziato nei mesi precedenti (calo accettabile) ma si sta enormemente accentuando in questi giorni. Leggo, oggi, sulla prima pagina di 'CORRIERECONOMIA' un'anomalia che mi lascia più che perplesso. Il Ministro Frattini sta selezionando alcuni Paesi che con le loro linee sono interessati a volare su Malpensa ( bene !); i negoziati saranno piuttosto lunghi (male, molto male !); è un'analisi che sta facendo Areoporti di Roma...Proprio così: il futuro di Malpensa è allo studio di ...Fiumicino (malissimo e pazzesco ! ). Altre osservazioni: un turista che venisse nella giornata odierna in Italia e in particolare a Milano troverebbe sciopero dei treni, sciopero del trasporto locale; sciopero della Scala per la prima della 'Boheme' e chiusura del lunedì per la quasi totalità dei musei. Mi dispiace che non sia stato scelto per il vertice di 'Enit' un esperto di turismo (andava bene anche straniero purchè competente), mi dispiace che non ci sia più in Unione un ufficio ad hoc, mi dispiace che gli albergatori si sentano gli unici degni a rappresentare e promuovere un comparto così importante, mi dispiace che il Comune di Milano non stia promuovendo alcunchè, mi dispiace che si continui a non capire che il settore turistico è forse l'unico che potrebbe vedere l'Italia in posizioni avanzate...(la lista dei dispiaceri potrebbe essere infinita). Scusi lo sfogo, ma l'inerzia politica è diventata ormai intollerabile e la nostra troppa pazienza non ha sicuramente giovato al sistema. Cari saluti, Pier Antonio Galli
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Scritto da Fipe
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Lunedì 14 Luglio 2008 14:41 |
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Caro Pier Antonio, Allargo la risposta alla Giunta EPAM perchè argomento certamente di interesse dei nostri Dirigenti. Innanzittutto non è da Te questo atteggiamento remissivo, anche se comprendo lo sfogo, visto che la situazione è generale. Sono stato a Capri, ho sentito Elio Dazzo, presidente Fipe Venezia: dati di presenze inferiori del 20% rispetto al 2007 e non è dipeso solo dal cattivo tempo. Il problema è una crisi internazionale profonda, di cui non si vede la fine, che rende oggi molto difficile fare impresa. Io ho però qualche anno più di Te e l'esperienza mi insegna che il lavoro è fatto di alti e bassi, anche se ultimamente sono più frequenti i periodi negativi, ma come è calato improvvisamente il lavoro, altrettanto misteriosamente riprenderà, spero presto. Certo che in oltre 30 anni di attività non avevo mai visto tante coincidenze negative e di questa intensità (crollo delle borse, petrolio alle stelle, inflazione galoppante, Euro alle stelle, consumi in picchiata, etc,). In queste situazioni prevalgono preoccupazioni, ansie, paure, difficoltà, dubbi sulle nostre capacità e tanti altri cattivi pensieri, ma è la condanna di ogni imprenditore, che andrebbe valorizzata meglio quando ci pongono interrogativi sugli aspetti prezzi! Forza quindi e mai paura. Sugli aspetti del Turismo, qualcosa si sta muovendo, il Premier Berlusconi e il Ministro Scajola hanno fatto dichiarazioni importanti, c'è un sottosegretario (Michela Brambilla) vicina al nostro mondo, l'ENIT ha un giovane capace e motivato, abbiamo la grande prospettiva di EXPO 2015, il Governo sta facendo qualcosa, etc. In questi momenti guai a deprimersi; bisogna invece insistere, migliorando la nostra offerta, inventandoci qualcosa di nuovo e diverso. Non è facile e con risultati immediati, ma è nei momenti difficili che si formano gli anticorpi della professione. I Tuoi genitori, come i miei, ne hanno passato di peggio! Forza e non mancare di richiamare in ogni sede le mancanze che hai evidenziato , che esistono, ma che non sono, a mio avviso, le sole cause di questa crisi. Grazie per il Tuo contributo, serio e costruttivo, su un tema difficile da esternare, perchè abbiamo il difetto di non condividere le nostre difficoltà, anche per una forma di timidezza, e in questo Tuo sfogo c'è anche tanta dignità. Bravo Pier Antonio e speriamo tra 12 mesi di essere quì a scambiarci messaggi con un altro tono, almeno sul fronte lavoro. Ciao Lino Stoppani
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Scritto da alfredino
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Martedì 17 Giugno 2008 15:17 |
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Forse saranno meno i Pubblici Esercizi che incassano buoni pasto rispetto a quelli che hanno in uso i pos delle Carte di Credito. Però i primi hanno oneri di decine e centinaia di Euro mensili. Ma ne vogliamo parlare? E' insostenibile questa situazione. Impariamo dai metalmeccanici (Nov. 2007),dagli autotrasportatori (Dic. 2007 e, probabilmente, inizio Luglio p.v.) e dai taxisti (estate 2007). Forse non siamo una categoria vessata? Forse non siamo una forza, se uniti, capace di difendere i propri interessi? Se ne parli, ma senza aspettare che la situazione peggiori. E' già insopportabile.
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Caro Sandro, non voglio mettere in difficoltà Ristomat, ma Ti allego un esempio di una cosa malfatta che mette in difficoltà i Pubblici Esercizi. Come vedrai, sul frontespizio del buono è indicata come scadenza 04/2008 e pertanto il buono andava utilizzato entro aprile. Sul recto del buono però c'è la frase "il buono pasto è pagabile se pervenuto per il rimborso entro 6 mesi dalla data di scadenza stampata sul fronte" e quindi sembrerebbe che la scadenza sia ottobre 2008. L'esercente è quindi nel dubbio su quale data prendere come valida (aprile o ottobre?). Basterebbe poco per essere più chiari e ho il sospetto che queste situazioni siano create ad arte nel senso che se incassi a luglio 2008 e quindi lo presenti a settembre, arrivano ai P.E, anonime note di addebito per differenze di fatturazione, magari alimentate da questi buoni. Quando parliamo di "vessazioni" questo è uno dei tanti esempi sui quali, purtroppo, Vi vedo sempre scarsamente sensibili. Ciao e grazie. Lino Caro Sandro, Ti informo di un caso personale che mi ha visto protagonista, alle ore 09:10 di oggi. Non c'entra la Tua azienda, sempre puntuale e precisa anche nei contatti telefonici, ma il "Fast Point" Day, Sodexho, Ristomat, etc. Avevamo un disguido riferito al pagamento della nostra fattura n. 1510/1 del 16/12/07 di €. 6.541,55 di Day Ristoservice S.r.l. Chiamo il numero 02 3341 0585 e mi risponde una Signora che mi dice che questa fattura è stata pagata con altre tre mie fatture (1308/1-1374/1-1382/1). Chiedo per comodità di spunta, e per pescare eventualmente la contropartita contabile nella nostra contabilità banche, l'importo complessivo pagato, anche perchè spesso vengono trattenuti importi per differenze di fatturazione e dunque i totali di fattura non coincidono sempre con i totali pagati, richiesta banalissima e normale. Informazione non disponibile e in modo anche sgarbato replica i dati che già mi aveva comunicato, considerando la mia richiesta una assurdità. Insisto perchè è un dato per noi importante, ma sempre in modo irrispettoso delle necessità di un cliente, mi conferma di lavorare sui dati che mi ha fornito. Mi presento allora anche per il mio ruolo istituzionale e l'atteggiamento non cambia. Chiedo cortesemente il Suo cognome, anche per segnalare il caso al fine di migliorare questo servizio di assistenza; mi risponde che per la privacy non è tenuta a presentarsi! Se questa è l'assistenza che danno al Presidente FIPE, mi immagino come trattano gli altri colleghi e vedi allora che quando si parla di vessaziono, di comportamenti fastidiosi, di scarsa attenzione alle esigenze dei Pubblici Esercizi, non si parla di fantasie. Sono arrabbiato, non per il caso personale, ma per la incapacità di far crescere il rapporto Associati Anseb/Pubblici Esercizi verso rapporti di maggior rispetto. Si fanno tante chiacchiere, ma finchè Anseb e i suoi associati non migliorano questo aspetto, che non costa niente ma che richiede solo buona volontà, non si può pensare a migliorare un rapporto che oggi non è soddisfacente. Non è un problema di commissioni: possono andare dove vogliono e i P.E. le devono considerare come considerano gli altri costi di gestione, ma sulle vessazioni, sull'assistenza al cliente, sulle migliorie da apportare sul rapporto siamo ancora all'anno zero. Fipe oggi esprime un Presidente che non ha perso il contatto con l'operatività, soprattutto in questo periodo di Ferie e con qualche mancanza di organico, e quindi se mi permetto presentare il mio malumore, lo faccio perchè sono certo che interpreto il malumore di tanti che hanno la sventura di doversi confrontare con un centralino che offre questo tipo di servizio e non è la prima volta e non solo con Fast Point!! Scusa lo sfogo, ma sono arrabbiato perchè vedo la sensibilità, le attenzioni, le premure, anche le cortesie che tutti gli operatori commerciali mettono nell'ascoltare i clienti, anche nelle loro esagerazioni, e trovo mortificante invece trovare una interlocuzione senza nessun sentimento. Mettessero un robot forse sarebbe meno fastidioso! Ti autorizzo a veicolare questo messaggio a chi di competenza e io lo giro all'interno del nostro mondo, per dimostrare anche che sull'argomento bisogna insistere e fare di più. Grazie e buona giornata. Lino Stoppani Ciao Lino, la cosa si commenta da sé e... benvenuto nel gruppo... Al di là delle battute resta un senso di frustrazione e di rabbia per un rapporrto gestito in modo unilaterale ed arbitrario. Esempio: 2 mesi fa mi arriva da Pellegrini una lettera con cui mi informano della mancanza di 28 (ventotto!!) buoni dalla distinta che abbiamo presentato. Chiamo per avere lumi e per spiegare che il caso mi sembra sospetto e probabilmente frutto di un loro errore. Mi rispondono che è sempre colpa nostra e che, se proprio vogliamo, dobbiamo chiedere la verifica dei buoni nel momento in cui li consegnamo. Ma tu hai mai provato ad andare a consegnarli e chiedere una cosa del genere...? Ribadisco che posso isituire il conteggio tramite macchinetta automatica; rispondono che non vale niente perchè è la mia mcchinetta e quindi posso frodare quanto mi pare (mi danno pure del ladro...!). A presto Carlo ps: ho anche provato con il Cynar, come diceva la buonanima di Calindri, ma ...zzo non funziona...
Caro Lino, mi è pervenuto da Bernardo Bernardi una relazione sull'episodio di ieri gradire parlartene a voce al mio ritorno dal 22 di luglio poiché si tratti di un problema sostanzialmente dovuto alle rigidità dei sistemi call center a cui purtroppo tutte le aziende sono costrette ad aderire. Bernardo Bernardi ed io restiamo comunque a Tua disposizione per qualsiasi evenienza. Un caro saluto Sandro Caro Presidente, approfitto del tuo grido di "vergogna" per riferirti le ultime novità riguardo il mio rapporto con le società di ticket, un ennesimo esempio di maltrattamento subito che tu potrai trasmettere a chi ritieni opportuno. Ti invio una mail che ti spiega nel dettaglio l'accaduto, inoltre ti racconto un'altra mia esperienza. Come tu sai il sistema dei ticket funziona così: si consegnano i ticket al centro di raccolta, gli impiegati li ritirano salvo controllo quantità e qualità. E dopo più volte che ci contestavano il numero e il valore dei buoni consegnati, abbiamo deciso di investire acquistando un macchinario che conta, controlla i dati e addirittura fotografa i ticket, in automatico poi emette la fattura. Così "l'impedita" dell'impiegata non può più sbagliare! Ma il rapporto di contestazione non è cambiato, continuavano ad accreditarci uno/due buoni in meno (circa 5/10 euro in meno). Sviluppando le foto ci siamo resi conto che noi avevamo ragione e che i ticket consegnati errano esatti per quantità e valore. Ma questo tipo di controllo comporta mediamente 2/4 ore di lavoro, carta, inchiostro.... a questo punto abbiamo convenuto di continuare a pagare questo "pizzo" e come dici tu l'abbiamo inserito nei costi di gestione aumentandoli. Potrei continuare con altri esempi di comportamneto totalitario delle società di ticket, ma credo che basti. Cordiali saluti, Giuseppe Gissi Caro Sandro, il mio sfogo di ieri che ho veicolato tra alcuni dirigenti Fipe/Epam ha stimolato alcuni interventi, di cui due particolarmente efficaci. Uno di Carlo Freni, che Ti ho già girato ieri, oggi quello di Gissi, vicepresidente Epam. Tra l'altro quello di Gissi riguarda azienda del Gruppo Accor. Sono esempi che meritano una riflessione, senza pretese di crociate e con la consapevolezza che le convenzioni si possono anche annullare. Però rimane il rammarico su una situazione che va migliorata, nell'interesse di tutti. Ciao e scusami ancora. Lino
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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Luglio 2008 13:55 |
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Scritto da Fipe
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Martedì 08 Luglio 2008 13:54 |
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Riproponiamo di seguito il pensiero di Piero Ottone pubblicato sul Venerdì di Repubblica. Il giornalista spiega perché gli scontrini fiscali possono essere eliminati. Non si tratta di un esercente, né di un rappresentante della categoria. Ecco perché la sua riflessione può fare opinione.
di Piero Ottone Non me lo sarei mai aspettato. C’è chi difende gli scontrini, intendo dire quei bigliettini che riceviamo alla cassa quando paghiamo un caffè, importo 80 centesimi, se eravamo soli, o due caffè, importo un euro e 60, se eravamo in compagnia; bigliettini che siamo tenuti a conservare in un raggio, credo, di metri trecento, pena contravvenzione.Io li detesto, e l’ho scritto. Le mie osservazioni (qualcuno scrive, forse esagerando, le mie invettive) hanno provocato numerose lettere di riprovazione. Gli scriventi non lo dicono apertamente: ma forse mi annoverano, orribile a dirsi, tra i difensori degli evasori fiscali. Rassicuratevi: non li difendo. Sono convinto anche io, come voi che l’evasione fiscale sia, fra i mali d’Italia, uno dei peggiori, se non il peggiore in assoluto. Ma vorrei che la lotta contro l’evasione fosse condotta in altro modo. Nei Paesi evoluti, un’amministrazione efficiente stabilisce con i contribuenti un rapporto di fiducia, che esclude situazioni assurde, di evasione plateale. Da noi, intere categorie presentano anno dopo anno dichiarazioni palesemente false, smentite dal tenore di vita, dalla residenza in quartiere eleganti, e la fanno franca. Al confronto, la caccia allo scontrino diventa patetica. Vorrei che Governo e Parlamento creassero una situazione di equità tra i cittadini, mentre oggidì in Italia impiegati, operai, e in genere, i lavoratori dipendenti, pagano anche la quota degli evasori. Vorrei inoltre che gli uomini di buona volontà contribuissero a diffondere la convinzione che l’evasore è un fenomeno spregevole. Abbiamo avuto invece, anche da personaggi di alta collocazione, dichiarazioni in senso opposto. Naturalmente queste mie speranze, come tante altre, non saranno esaudite. Ormai siamo abituati, in Italia, a non farci illusioni. Sono passati sessantadue anni dalla fondazione della Repubblica, e l’evasione fiscale è sempre quella.Sicché marescialli della Finanza continueranno ad aggirasi furtivi fuori dai bar, a mostrare rapidamente il tesserino, e a stendere i loro verbali in forbito linguaggio ottocentesco, quando acciufferanno qualche delinquente privo di scontrino (importo 80 centesimi, forse un euro e sessanta), nello stesso istante in cui la dichiarazione mendace di un furbo professionista, in altra parte della città, sarà tranquillamente infilata in un scaffale, e passata agli atti. |
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Scritto da Fipe
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Lunedì 30 Giugno 2008 15:18 |
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PREMESSA
Fino a pochi anni fa tutti i rifiuti venivano gettati indistintamente in un unico cassonetto della spazzatura, senza distinzione tra i vari materiali (legno, carta, alluminio, vetro, scarti alimentari…). Da qualche anno, complice anche una diversa sensibilità ambientale e la possibilità di recuperare e dare nuova vita a vecchi materiali si è deciso di adottare in Italia la raccolta differenziata dei rifiuti. Differenziare vuol dire semplicemente gettare ogni rifiuto in un apposito contenitore contraddistinto da un colore diverso per rendere più semplice la sua identificazione e far capire agli utenti cosa gettare e cosa non.
La raccolta differenziata per gli utenti domestici è molto semplice: basta procurasi dei contenitori separati e buttare
all’interno i rifiuti distinguendoli fra di loro. Basterà così svuotare le buste direttamente nei relativi cassonetti.
In questo modo non solo non impediremo alle aziende che si occupano di gestione e smaltimento dei rifiuti di svolgere con maggiore efficienza il proprio lavoro, ma avremo contribuito efficacemente al rispetto dell’ambiente, facendo diminuire la quantità di rifiuti indifferenziati da smaltire.
Il circuito virtuo
so è molto semplice: dividendo i rifiuti e consentendo alle aziende di riciclarli creiamo “nuovi” materiali e non appesantiamo le discariche destinate ai rifiuti indifferenziati.
Bisogna considerare che le risorse ambientali non sono inesaurib ili e anche lo spazio a disposi
zione della collettività per lo stoccaggio dei rifiuti comincia a dive
ntare sempre più scarso (basti pensare alla situazione di Napoli). Una corretta coscienza ambientale, unita a un miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti porterà vantaggi non solo all’ambiente, ma alla salute di tutti noi.
ASIA Azienda Servizi Igiene Ambientale Napoli
| Come posso contribuire alla Raccolta Differenziata stradale? Seguendo le indicazioni contenute nell'ecovademecum con la lista dei vari materiali e il posto giusto dove buttarli.Ricordiamo alcune semplici, ma importanti raccomandazioni:• Gettare carta e cartone nel bidoncino bianco (anche tutte le scatole di cartoncino)• Gettare contenitori di plastica, alluminio e metallo nella campana gialla (sciacquandoli prima)• Gettare contenitori di vetro nella campana verde (sciacquandoli prima)• Non gettare piatti di carta e cartoni della pizza nel cassonetto bianco.• Non gettare oggetti di porcellana, pentole, giocattoli, bacinelle, oggetti vari nella campana gialla.Maggiori informazioni su: http://www.asianapoli.it/guest/istruzionimp/pagina_istruzioni_differenziata_file.htm |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Luglio 2008 14:05 |
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Scritto da Fipe
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Mercoledì 18 Giugno 2008 16:03 |
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Non si è fatta attendere la risposta degli esercenti di Napoli all’ulteriore appello lanciato due giorni fa da Berlusconi sui volontari della spazzatura. Muniti anche solo di sacchi neri in attesa che l’Asia, l’Azienda comunale per la raccolta dei rifiuti, distribuisca loro i bidoncini per differenziare la spazzatura, alcuni esercizi iscritti alla Fipe stanno già dando il buon esempio. Il bar del Lido Varca… d’Oro a Varcaturo (Na) distingue spontaneamente i contenitori dell’immondizia, anche se poi non si sa più che cosa succede al momento della raccolta. Anche il proprietario del famoso ristorante Umberto nel quartiere Chiaia di Napoli differenzia già plastica e vetro, ma è merito solo di una sua sensibilità personale, tanto che si fa carico persino di cercare la campana più vicina. Nello stesso quartiere la birreria Akuna Matata differenzia inutilmente tutto. C’è poi a Fuorigrotta il Babette, uno dei pub birreria più rinomati che da solo sta cercando di fare quel che può fra plastica e vetro. Una situazione che crea addirittura frustrazione ai titolari di bar pasticcerie come il Giuseppe Bellavia al Vomero e lo Scaturicchio Armando in centro città che vivono il problema anche degli orari di raccolta, visto che i laboratori entro le 14 circa finiscono la loro attività e a quell’ora non possono depositare i residui del loro lavoro. E che dire del Bagno Elena a Posillipo? Come altri otto stabilimenti balneari, ha richiesto all’Asia i bidoncini colorati che da due mesi sono fermi nei depositi e non vengono consegnati. Proibitissimo utilizzarne altri, perché non conformi per lo svuotamento automatico. E qui c’è pure la beffa, perché esiste un’ordinanza comunale del 3 giugno che subordina il rilascio dell’idoneità sanitaria a una serie di condizioni tra cui la raccolta differenziata. Il buon esempio dunque parte dai pubblici esercizi che chiedono di poter avere i bidoncini entro un mese, affinché l’operazione di buona volontà si tramuti in ordinaria amministrazione per tutti quanti. È questo l’obiettivo finale della campagna dal titolo “Sui rifiuti fai la differenza” nella speranza che l’iniziativa di Napoli si tramuti in un’esperienza da replicare addirittura in tutte le province italiane. I pubblici esercizi vogliono lanciare un segnale forte alle istituzioni e a tutte le parti coinvolte nel ciclo dell’immondizia. In attesa di ricevere i bidoni di colore diverso, continueranno a diversificare la spazzatura come potranno. È il modo più semplice ed elementare che con cui però Fipe e la Ascom di Napoli vogliono dimostrare agli assessori Mola (Nettezza Urbana) e Valente (Turismo), Scalabrini (amministratore ente provinciale Turismo) e soprattutto al presidente dell’Asia Losa, la loro volontà di tutelare il loro territorio anche a dispetto della criminalità organizzata, il cui ruolo deviante è ormai sulle cronache di tutti i giornali. L’iniziativa per non avere un carattere strumentale dovrebbe essere sostenuta da segnali altrettanto forti da parte dei soggetti coinvolti. Infatti, se i bidoni di rifiuti differenziati, se e quando saranno distribuiti, verranno poi scaricati in un contenitore unico, nella stessa discarica, l’iniziativa degli esercenti sarà utile solo a testimoniare che la volontà dei cittadini (di cui gli esercenti sono la testimonianza diretta) non trova seguito nelle decisioni politiche. In effetti esiste da anni un esempio positivo di tutela ambientale legata agli scarti tossici che finora è stato poco menzionato: la raccolta degli olii esausti di frittura. I ristoratori di tutta Italia, napoletani compresi, evitano di inquinare l’ambiente e di creare danni alla salute dell’uomo aderendo al consorzio Conoe (Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento Oli e grassi vegetali ed animali Esausti). Il problema della raccolta differenziata ha il suo picco a Napoli, ma in realtà è diffuso in tutta Italia. Si tratta di una tematica difficile da gestire, perché comporta un’opera di sensibilizzazione dei cittadini. “I Pubblici Esercizi cioè svolgono un ruolo di ‘front office’, cioè di congiunzione fra politici e cittadini – ha commentato il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani – e per questo motivo la campagna che parte da Napoli vuole poi essere replicata su tutto il territorio italiano. Il loro esempio può tramutarsi in una lezione sulle modalità diverse da provincia a provincia con cui separare i rifiuti”. Le istruzioni su come differenziare i rifiuti saranno riportate sul blog “agendaitalia.net”, arena virtuale per su cui confrontarsi su tutti i temi più scottanti. |
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Scritto da Riccardo
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Lunedì 26 Maggio 2008 10:53 |
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Le banche e le carte di credito spingono per espandere i pagamenti con moneta elettronica. Il signor Riccardo Isalberti, esercente della provincia di Verona, solleva un problema sui costi nell’utilizo dei Pos bancari. Ospitiamo volentieri il suo contributo e la sua sfida ai colleghi per fare qualche cosa di eclatante conto lo strapotere bancario nel nostro paese. TESTO INVIATO: Volevo porre un problema sentito a molti esercenti e commercianti : Perchè i pubblici esercizi e tutti gli altri negozi devono pagare così tanto (canone mensile e commissioni sul transato ai vari Istituti di Credito e alle loro relative Finanziarie ( Setefi-Moneta, Clarima CartaSi , Visa, Mastercard , American Express ecc... ) per poter offrire ai clienti ( clienti anche delle Banche ) l'uso del Pos ? Sapete tutti che per il canone Pos si paga circa 10 euro al mese ! e poi ci sono le commissioni sul transato : circa 0,8 per cento sul Bancomat, e circa 1,5 - 1,8 su Visa e Mastercard. Ritengo che un eventuale prova di forza contro le Banche , al fine di ridurre o cancellare questi costi sia maturo oggi. Data l'evidente crisi di liquidità monetaria mondiale e di insolvenze bancarie - finanziarie immobiliari che imperversano da Agosto 2007 senza sosta, e dappertutto con interi mercati bloccati ( cds- credit default swap, monoline insurence relative a bond , abs, sub prime, commercial paper , ecc... ) , tutte le banche, sia internazionali che locali sono assai vulnerabili oggi , e lo saranno ancora per molti mesi . Qualora i Banchieri non sentissero tali istanze, pensavo alla possibilità di fare un lungo sciopero ad intermittenza di una settimana al mese , da parte dei commercianti coinvolgendo tutte le Delegazioni ed Associazioni di Categoria. Chi Vincerà secondo Voi ? Aggiungo che le molte disposizioni di legge antievasione varate nell'estate del 2006 da Visco-Bersani , es. l'obbligatoria tracciabilità bancaria dei pagamenti tributari dei Titolari di p. iva , dei pagamenti ai professionisti oltre un certo limite, hanno come scopo principale o secondario di aiutare le Banche. Come ? Con la regola del credito-riserva monetaria frazionata ! Infatti con la Moneta Elettronica le Banche operano più velocemente e senza i costi relativi alla gestione e distribuzione delle Banconote. Non vi ricordate che l'a.d. Alessadro Profumo sempre nell'estate del 2006 dichiarava che con le banconote la Banca ci rimette. Auguro un buon lavoro al pres. Stoppani e al nostro direttore Sommariva. Riccardo, 26 05 2008 |
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Ultimo aggiornamento Martedì 27 Maggio 2008 16:56 |
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Scritto da Fipe
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Giovedì 24 Aprile 2008 11:57 |
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Le elezioni hanno dimostrano che esiste un clima di preoccupazione e sfiducia nel Paese e che gli elettori si aspettano dalla politica le riforme strutturali. Sono stati premiati i politici che hanno saputo instaurare il rapporto più diretto con i cittadini. Non a caso Fipe aveva lanciato durante la campagna elettorale l’iniziativa della Politica al bar. Nelle giornate decisive, in cui la campagna elettorale si stava facendo più pressante, gli esercenti iscritti a Fipe-Confcommercio hanno fatto sentire la loro voce nei confronti dei partiti e dei cittadini con volantini di propaganda elettorale contenenti il messaggio di andare a votare per i partiti che avevano sottoscritto l’agenda proposta da Fipe sulle priorità per far ripartire l’Italia. I volantini che contenevano alcune delle principali ragioni dei gestori dei locali pubblici da far valere sulla classe politica hanno costituito lo spunto di discussione con i consumatori, in un clima di rispetto e di un costruttivo confronto quotidiano tipico soprattutto del bar. Molte delle richieste sono state le stesse avanzate dagli italiani, come per esempio dare maggiore potere d’acquisto ai cittadini restituendo nelle loro tasche i soldi sottratti con l’aumento delle tasse; continuare nelle liberalizzazioni iniziando dai servizi pubblici locali e consentendo anche ai pubblici esercizi di avere orari liberi di apertura e di poter vendere qualsiasi prodotto e servizio; proteggere meglio i locali pubblici da vandalismo, violenze e usura, affinché i pubblici esercizi possano contribuire ancora di più alla sicurezza delle città; stanare i 200 miliardi di ricchezza guadagnati illegittimamente dagli evasori totali e da chi lavora abusivamente; puntare sull’internazionalizzazione del turismo. Finita la campagna elettorale non è però finita l’iniziativa della politica al bar. Anzi l’idea è stata rilanciata con vigore dall’ultima giunta Fipe che l’ha votata all’unanimità.Ogni giorno 30 milioni di persone si incontrano in un bar o in un ristorante, si scambiano opinioni, parlano anche di politica. I bar sono una rete di luoghi nei quali si sviluppano democrazia e libertà d’opinione, una sorta di confessionale della popolazione, il luogo dove spontaneamente si creano scambi di confidenza e si percepiscono meglio gli umori della popolazione. I baristi vogliamo far valere fino in fondo questa loro caratteristica. È tempo che la politica ci riconosca il ruolo e l’importanza che ci competono.Dunque i gestori di bar e ristoranti continueranno a confrontarsi con i cittadini consumatori in un dialogo costruttivo per verificare se le promesse elettorali saranno mantenute. I cittadini ora si aspettano fatti e non più chiacchiere e se il nuovo Governo riuscirà ad applicare il suo programma lo si potrà verificare anche dentro i bar, discutendo davanti al caffè del mattino. Per rendere ancora più incisiva l’iniziativa, ci si potrà avvalere del blog lanciato da Fipe www.agendaitalia.net dove tutti quanti possono (e devono) inviare commenti e notizie. La classe politica sa bene – e queste ultime elezioni ne sono state una conferma – che è indispensabile recuperare quel rapporto diretto con il cittadino e che questo è l’unico modo per combattere quell’antipolitica che ha contagiato il popolo italiano. Il fenomeno dell’astensionismo, ma soprattutto il voto di protesta ha preso piede soprattutto fra il ceto sociale più basso per assottigliarsi via via che le fasce di reddito aumentano. Più si è interessati dalla sindrome della terza e quarta settimana, maggiore è la ribellione nei confronti dei parlamentari. Che si tratti di maggioranza o di opposizione, poco importa. Il cittadino che non arriva a fine mese si sente abbandonato a se stesso e ai suoi problemi e si rifugia in quella classe politica in grado di dare una risposta, un segnale immediato. In questo contesto l’ideologia viene accantonata. La teoria lascia il posto al concreto. Inutile parlare di massimi sistemi, quando il problema è sbarcare il lunario giorno per giorno. È uno scenario delicatissimo, terreno fertile per la crisi di rappresentanza. L’esempio dell’Alitalia è chiarissimo: i lavoratori che si ribellano agli stessi sindacati che dovrebbero difenderli. Nella storia del sindacato una situazione simile si verificò solo negli anni Ottanta, con la manifestazione del 14 ottobre dei colletti bianchi della Fiat: manager e dirigenti che dichiaravano di non aver mai delegato ai sindacati confederali la loro rappresentanza e che sfilavano per tornare al lavoro e far chiudere una vertenza che sembrava destinata a non finire mai. Quella degli anni Ottanta era la stagione che veniva chiamata con il nome di “riflusso” dettata da una stanchezza e da un disgusto per la politica e da un quadro economico incerto anche se l’inflazione contro cui andavano difese le buste paga veniva corretta dalla svalutazione della lira. Il cittadino con un basso potere d’acquisto si ritrova schiacciato ora fra la politica economica e monetaria europea, la politica economica nazionale e il libero mercato sempre più globalizzato con i suoi meccanismi autonomi. Quando l’economia gira, tutto fila liscio, ma quando l’economia è incerta il pettine si blocca sui nodi. Anche se l’economia di mercato ha le sue leggi indipendenti stabilite dal mercato stesso, l’impostazione delle politiche economiche, come per esempio l’aumento della produttività, l’internazionalizzazione del turismo, il rilancio dei consumi dipende dal lavoro e dall’efficienza dei rappresentanti delle Istituzioni, cioè da quella casta contro cui la popolazione si è ribellata e ha voluto “svecchiare”. I cittadini stanno tornando a verificare quel che succede, a parlare fra di loro, scambiarsi opinioni, avanzare le loro richieste. Si tratta di riaccendere quei confronti che da sempre avvengono, per esempio, dentro i pubblici esercizi, centomila luoghi spontanei di aggregazione, equivalenti ai circoli promossi dai principali partiti per riallacciare il rapporto corroso con il cittadino. È dentro il bar che, libero dal condizionamento del luogo di lavoro e privo di quel condizionamento dovuto alla conformità del pensiero della sezione del partito, il cittadino è più libero di manifestare il suo disappunto o la sua condivisione. Per questo l’iniziativa della politica al bar è da guardare con particolare attenzione. Lino Enrico Stoppani Presidente Fipe-Confcommercio |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Aprile 2008 12:12 |
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Scritto da Edoardo
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Giovedì 17 Aprile 2008 21:54 |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Aprile 2008 17:41 |
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Scritto da Fipe
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Venerdì 11 Aprile 2008 16:41 |
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lettera 1 - Caro Presidente, La ringrazio del documento che ha voluto inviarmi. Per il Partito Liberale Italiano i contenunti di quanto da Voi elaborato sono la nautrale posizione sul piano della realtà politica delle nostre premesse ideali e culturali. Dubito che i partiti dominanti (entrambi a a vocazione padronale) possano realizzare quanto da Voi auspicato, come in effetti non hanno fatto nelle rispettive lunghe fasi di permanenza al governo. Mi auguro che da parte Sua possa venire una indicazione e ai vostri iscritti, di attenzione verso il Partito Liberale Italiano, che tonra sulla scheda elettorale, fuori dalle coalizioni, per difendere la concorrenza, il mercato, il merito, la libera iniziativa ed opporsi allo statalismo, al protezionismo, ed alla pressione fiscale e burocratica, divenute insopportabili Molti cordiali saluti Stefano de Luca _______________________________________________ lettera 2- ----Messaggio originale----- Da: Massimo On. Vannucci [mailto:...........] Inviato: lunedì 7 aprile 2008 9.25 Oggetto: Rif: L'Agenda FIPE-Confcommercio per il prossimo Governo Ho ricevuto e considerato l'agenda Fipe delle cose da fare per l'Italia. Vi trovo nelle azioni che proponete le proposte che il partito democratico ha avanzato per: aumento salari e pensioni lotta all'evasione concorrenza sleale pagare tutti e pagare meno sicurezza liberalizzazioni anche nei servizi pubblici puntare sul turismo Oggi abbiamo creato le condizioni politiche presentandoci liberi da condizionamenti per poterle affrontare seriamente non ho quindi alcuna difficoltà a sottoscriverle impegnandomi a lavorare assieme per dare al nostro paese un futuro migliore cordiali saluti Vannucci Massimo Partito Democratico candidato Camera dei Deputati _________________________________________________________________________- lettera 3- Al presidente della FIPE Conf commercio dott Lino Enrico Stoppani. Caro Presidente, le scrivo a nome del candidato premier della Sinistra l’Arcobaleno, Fausto Bertinotti. Rispondo, seppur con qualche ritardo, alla sua cortese nota del 28/03/08, con la quale mi inviava il documento della Vostra associazione sindacale che illustra le aspettative delle piccole e medie imprese del settore dei pubblici esercizi e del turismo, dichiarandomi preliminarmente d’accordo con la Vostra preoccupazione sull’impoverimento degli italiani e sul restringimento del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori e dei redditi della piccola impresa. Uno dei punti centrali del programma elettorale della Sinistra l’Arcobaleno è, infatti, la riduzione della tassazione sul reddito dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, per dare una prima risposta a tutti coloro che non arrivano alla “terza settimana” e, più in generale, per favorire la crescita dei consumi e della domanda interna, essenziale per il rilancio del settore dei pubblici esercizi e del turismo, che Voi rappresentate. Condividiamo, pertanto, pienamente la Vostra proposta di detassazione sugli aumenti contrattuali “per mettere più danaro nelle buste paga, per difendere gli stretti margini delle piccole aziende e per evitare che il mercato si fermi”; non condividiamo, invece, e lo diciamo con pacata schiettezza, la Vostra proposta di ridurre la tassazione sugli straordinari e sugli incentivi perché è interesse anche dei piccoli imprenditori un’alleanza col mondo del lavoro basata su corrette relazioni sindacali e sulla contrattazione collettiva a livello nazionale. Il Vostro principale problema, a nostro avviso, insieme alla questione fiscale è infatti, la crescente disoccupazione e l’impoverimento dei lavoratori e dei pensionati: senza un aumento dei consumi la nostra economia, infatti, resterà ferma. Condividiamo anche noi, infatti, la critica al governo Prodi, della cui maggioranza pure abbiamo fatto parte, sulla necessità di restituire alle famiglie una parte delle ricchezza sottratta per abbattere il deficit pubblico coniugando risanamento ed equità, superando la logica dei due tempi. Come Voi stessi dite, infatti, a cosa è servito migliorare il rapporto fra deficit e P.I.L. “se la cura rischia di uccidere il malato”, che sono i lavoratori , i giovani, le donne ed i pensionati italiani? In questo quadro insieme alle retribuzioni vanno anche aumentate le pensioni dei lavoratori dipendenti, degli artigiani, dei commercianti e le pensioni sociali sia diminuendo il prelievo fiscale sui redditi più bassi sia utilizzando i dieci miliardi di extra-gettito già disponibili per aumentare le pensioni minime e basse – come quelle dei lavoratori autonomi - fino ad almeno 800 euro mensili netti cambiando il meccanismo di rivalutazione di tutte le pensioni, collegandole alla ricchezza prodotta dal paese ed all’inflazione calcolata su un paniere di beni e servizi essenziali. È molto interessante, inoltre, il ragionamento che Voi fate sulla professionalità e sulla qualità del settore dei bar e ristoranti che rappresentano un eccellenza dell’offerta italiana con le tipicità della nostra tradizione gastronomica, apprezzata in tutto il mondo, e la capacità di rispettare i gusti e le nuove esigenze dei consumatori; infatti, i nuovi stili di vita, soprattutto nelle aree metropolitane, l’organizzazione del lavoro e dei tempi delle città, le nuove caratteristiche della vita familiare e la distanza tra luogo di residenza e luogo di lavoro hanno reso necessarie nuove tipologie di ristorazione veloce per soddisfare un’utenza che pur in condizioni economiche disagiate consuma sempre più spesso almeno un pasto al giorno fuori casa. In questo quadro per noi la liberalizzazione va intesa prevalentemente come semplificazione dell’accesso dei giovani alle Vostre professioni, evitando perciò che tale liberalizzazione significhi la prevalenza delle grandi catene rispetto ai piccoli esercizi tradizionali e di qualità ed abbassamento dei requisiti professionali e delle garanzie igienico sanitarie. Analogo ragionamento va fatto sul turismo, che a nostro avviso rappresenta un settore economico produttivo fondamentale per lo sviluppo del paese soprattutto se si mette al centro il trinomio cultura-natura-ambiente. Essenziale ovviamente, è la professionalità e la qualificazione delle Vostre aziende turistiche e la capacità di una nuova programmazione economica che, nel rispetto delle competenze esclusive in materia delle regioni, rilanci una promozione ed una internazionalizzazione basata su grandi priorità legate alla valorizzazione dei prodotti tipici, dell’artigianato artistico, dei beni culturali e della ricchezza di borghi tradizionali disseminati in tutto il Paese. In una recente proposta di legge per la riorganizzazione ed il rilancio del comparto turistico presentata, qualche mese, fa dai nostri gruppi parlamentari si punta su un allargamento della definizione dell’impresa turistica legata alla sua funzione pubblica e non ad anguste e superate definizioni tipologiche e si propone di concentrare gli incentivi sulla qualificazione delle strutture in rapporto con le priorità regionali e locali; si prevede, inoltre, una riorganizzazione del meccanismo dei contributi che ne superi la parcellizzazione e che li vincoli, invece alle priorità di sviluppo; mai più, ad esempio, vogliamo vedere costose delegazioni di piccoli enti locali in Cina o negli U.S.A. che non siano collegate a priorità regionali e nazionali. Siamo in questo senso d’accordo con la vostra idea di un “progetto-paese” che si fondi sull’interesse pubblico e su “un’agenda” da concordare tre i diversi livelli istituzionali e le associazioni di categoria e dei lavoratori. La Sinistra l’Arcobaleno, è insomma, convinta che nel settore dei pubblici esercizi e del turismo più che in altri settori la redditività dell’investimento non è legata solo alle capacità degli imprenditori ma anche alle politiche degli enti pubblici di creare condizioni economiche e sociali favorevoli allo sviluppo; anche per questo siamo per una lotta intransigente contro la criminalità organizzata, in particolare, in alcune regioni del mezzogiorno, e siamo per tutelare le imprese sane del settore da false aziende che talora riciclano ricchezze guadagnate illegittimamente alimentando abusivismo e concorrenza sleale. La Sinistra l’Arcobaleno si batte per la democrazia e la rappresentanza nei ceti più deboli e del settore delle piccole e medie imprese: su questi temi ci siamo impegnati in campagna elettorale e siamo disponibili ad aprire un confronto più serrato con la vostra categoria. Cordiali saluti. Walter De Cesaris Coordinatore Programma della Sinistra l’Arcobaleno ________________________________________ Lettera 4 - -----Messaggio originale----- Da: Alessandro On. Forlani [mailto:............] Inviato: venerdì 11 aprile 2008 16.18 Oggetto: Rif: L'Agenda FIPE-Confcommercio per il prossimo Governo Priorità: Alta Gli intensi impegni di questi giorni mi permettono solo ora di rispondere alla VS e-mail, mi ripropongo di incontrare quanto prima i rappresentanti della VS categoria per poter approfondire le VS proposte e assumere insieme impegni, sulla base delle questoni in oggetto, alla luce del programma del mio partito. Con viva cordialità on.Alessandro Forlani _________________________________________________ |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Aprile 2008 18:32 |
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Questa volta i pubblici esercizi fanno sul serio. Sono stanchi di raccogliere le lamentele dei cittadini – a cui tuttavia non si può fare a meno di associarsi – sull’Italia che non funziona e sulle mancanze della politica per il buon funzionamento di tutto il sistema. Con le chiacchiere si approda a ben poco se a queste non seguono dei fatti. E un fatto per essere tale deve essere portato a conoscenza di tanti, della maggior parte delle persone, in pratica di tutti. Un vecchio proverbio recita “verba volant, scripta manent”. Ecco perché Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, ha deciso di creare il blog www.agendaitalia.net. |
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L’AGENDA DELLE “COSE DA FARE” PER L’ITALIA - 250.000 bar, ristoranti, mense, discoteche, stabilimenti balneari. E’ il sistema di imprese più numeroso e capillare del Paese: sta sul territorio, dà sicurezza ai cittadini, unisce l’Italia.
- Oltre 1 milione di lavoratori tra titolari, coadiutori familiari e lavoratori dipendenti, in prevalenza donne e giovani. Uno dei cinque più importanti settori di occupazione; il primo in assoluto per ore medie lavorate. Tanta gente che lavora fianco a fianco, giorno e notte.
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FIPE: PUBBLICI ESERCIZI, PALADINI DEL VOTO Si torna a fare politica nei bar. Nelle giornate decisive, in cui la campagna elettorale si fa ancora più pressante, gli esercenti iscritti a Fipe-Confcommercio stanno facendo sentire la loro voce e lo fanno nei confronti dei partiti e dei cittadini con volantini di propaganda elettorale contenenti un messaggio su tutti: andare a votare.
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Scritto da Administrator
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Giovedì 03 Aprile 2008 20:17 |
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Scarica il volantino!!!! 
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Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Aprile 2008 23:41 |
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